Aprire un negozio online è veramente così facile?

Lo shopping online è sempre in aumento e in molti pensano di aprire un negozio online, pensando che sia molto più facile rispetto ad aprirne uno su strada. Ciò non significa, tuttavia, che non vi è la necessità dei negozi su strada o che tutte le idee di business funzionano bene online. In entrambi i casi, è necessario considerare il prodotto, il consumatore ed gli obiettivi generali di business e non si deve pensare che la via del business online sia molto più facile.

Negozio reale o negozio online? Vediamo pro e contro.

In generale, l’apertura di un business online è molto più conveniente di un negozio su strada dato che ovviamente non vi è alcun affitto da pagare o di altre bollette direttamente connesse al negozio, fatta eccezione per il web hosting e supporto tecnico. Inoltre non è necessario spendere soldi per l’arredamento e per i dipendenti aggiuntivi. Con un negozio online, i costi sono direttamente collegati al sito web, alle spedizione e al sistema di accettazione dei pagamenti online. Una voce di spesa in questo caso rilevante è il costo di sviluppo del sito web con piattaforma e-commerce e relativo mantenimento, ma è quasi sempre meno costoso che aprire un negozio reale su strada.

Uno studio del California Institute of Technology ha rilevato che i consumatori pagano molto di più per prodotti che possono vedere e provare di persona. Per i prodotti di alto valore, come alcune linee di abbigliamento, oggetti d’antiquariato, gioielli, mobili e macchine, un negozio reale riesce a generare un margine superiore sul singolo prodotto. In aggiunta al prezzo di oggetti che si possono vendere, è necessario considerare anche il numero di prodotti che si desidera vendere. Un negozio al dettaglio avrà un rendimento migliore per un business che vende una quantità ristretta di prodotti, mentre un negozio online può funzionare meglio per un business che offre una vasta scelta.

Chiunque voglia aprire un’attività deve esaminare la concorrenza prima di entrare nel mercato. Con un business online, la quantità di concorrenza istantanea è molto maggiore rispetto a un negozio reale.Se si vuole aprire un negozio reale, si può facilmente esaminare la zona e determinare quali altri negozi stanno vendendo i prodotti che si desidera offrire o scegliere di aprire in un posto dove non ci sono negozi direttamente concorrenti. Sul web invece di solito ci sono più le imprese che vendono lo stesso prodotto che offrite e molti di loro sono già avviati, il che rende molto difficile il lancio proficuo di un nuovo negozio, a meno che non si abbia già un negozio reale si possa sfruttare una rete di clienti già esistente. Se il tipo di prodotto da vendere non è unico, un negozio reale avrà maggiori vantaggi nel tentativo di guadagnare nuovi clienti rispetto a penetrare un mercato online già saturo.

Costruire una vasta base di clienti è uno dei componenti essenziali per iniziare una attività commerciale di successo, online o offline. Con un negozio di vendita al dettaglio, la base di clienti potenziali è limitato essenzialmente alla zona circostante. Sul web invece, la base di clienti è vastissima e quasi illimitata. Una volta che si apre un negozio al dettaglio, le opzioni per attirare nuovi clienti sono limitati percè ci sono limitazioni fisiche derivanti dallo spazio di vendita che si è scelto e inoltre cambiare loghi, insegne, scaffalature è più complicato e questo rende la strategia di marketing costosa. Quando si lavora online, la strategia di marketing può essere più flessibile ed meno costosa e inoltre non si è limitati dallo spazio fisico di vendita ed esposizione della merce, anche se ovviamente c’è un magazzino che comunque imposta un limite superiore di storage (a meno che non si passi ad una modalità di vendita dropshipping).

Dunque non c’è una formula di business migliore in tutti casi ma a seconda del prodotto e degli obiettivi vanno esaminate ed approfondite le considerazioni che avete letto in questo articolo.

L’insoddisfazione delle aziende di couponing

Quanti ormai controllano i siti e le aziende di couponing alla ricerca di qualche offerta conveniente?  A chi non piace risparmiare? Ormai viviamo in un’epoca in cui la caccia è una caccia all’offerta, risparmiare è diventato un vero e proprio lavoro.

Le società di couponing hanno avuto un boom iniziale devastante, ma l’interesse verso queste società non sta forse un po’ calando?
Cosa è cambiato nel pensiero dei commercianti e in quello degli utenti?

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Noi di RobinGoods siamo andati perle vie di Milano e abbiamo parlato con alcuni commercianti per provare a rispondere a questa domanda a abbiamo capito che il sentimento che pervade questi ultimi non è molto positivo. Le critiche mosse a queste società riguardano per la maggiore la percentuale di ricavi che queste richiedono sulla singola offerta, la quale risulta alle volte fino a quasi il 50% dell’intera offerta. Nell’ottica di promozione della propria attività il commerciante non solo si trova a dover rinunciare ai profitti presentando prodotti scontati, ma si ritrova anche a dover cedere una parte del suo guadagno, un investimento non da poco.

Tutto questo, purtroppo, si ripercuote sui clienti.

Ignari di queste dinamiche i clienti si ritrovano, dopo aver acquistato coupon magari per una bella cenetta, ad essere trattati in maniera assolutamente disparitaria rispetto ai normali clienti. La sensazione di esser accolti come clienti di seconda categoria non risulta così invitante alla lunga.

Per quanto ancora clienti e commercianti saranno in grado di tollerare questi compromessi?

Basti notare l’ormai costante portata di offerte su servizi di bellezza, corsi e prodotti acquistabili esclusivamente online, non sarà che si sta forse perendo un po’ l’aspetto umano e la dimensione cittadina che questi servizi proponevano in nome di un cambiamento sempre più proiettati verso l’ e-commerce.

Come fare a far coincidere le esigenze di client catching con quelle di risparmio?

C’è bisogno di una rivoluzione, una rivoluzione chiamata RobinGoods.

Shopping Reale VS Shopping Online

Il grande dibattito che ormai imperversa ovunque è quello tra fare acquisti online oppure offline e quale dei due offre la migliore esperienza al cliente.

La sensazione reale di acquisto la proviamo solo se andiamo nelle strade e nei centri commerciali dove ci si può ancora, se si vuole, dilettare nell’antica arte della contrattazione (ad eccezione dei negozi delle grandi catene). Inoltre alcuni interpretano il giorno di shopping come un rito settimanale e non vedono l’ora che questo evento arrivi magari dopo una settimana di lavoro. Se poi pensiamo a tutti i problemi connessi alla prova del prodotto sembra che lo shopping reale esca facilmente vincitore se consideriamo anche l’immediatezza con la quale entriamo in possesso del prodotto. Chi riesce ad aspettare giorni per vedere il jeans tanto desiderato per poi provarlo e capire che non va bene?

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Detto ciò, è chiaro che per alcune categorie di prodotti come PC, smartphone, orologi, gadget, oggetti decorativi, elettrodomestici etc. lo shopping online sia perfetto, soprattutto in situazioni di urgenza (dove l’e-commerce è percepito come un vero salvatore) o in situazioni in cui si ha molto tempo a disposizione per confrontare molti prodotti e scegliere il migliore al prezzo più conveniente. Anche se pensiamo a servizi o prodotti intangibili quali trattamenti estetici, servizi di pulizia, versioni elettroniche di libri anche in questo caso l’e-commerce presenta indubbi vantaggi. Infine l’e-commerce può sicuramente rappresentare una grande risorsa per tutte quelle persone che, non abitando in medie-grandi città, non avrebbero altre alternative per raggiungere determinati prodotti.

Quello che vogliamo noi di RobinGoods è ridare valore allo shopping reale, riportando i clienti a provare i capi nei negozi, ritornando ad una sana interazione tra cliente e negoziante e infine dando a entrambi uno nuovo strumento per migliorare l’esperienza di acquisto e vendita.

La crisi dei Centri Commerciali

I centri commerciali in Italia hanno incominciato a diffondersi dalla fine degli anni 80 seguendo quello che già succedeva per esempio in USA. Qual’è la situazione ora ?

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La crisi dei centri commerciali (i famosi e giganteschi shopping mall) in USA è iniziata per tutta una serie di motivi. La famiglia media è in crisi mentre invece i poveri frequentano soprattutto i discount e i ricchi preferiscono i negozi su strada, specialmente di fascia alta. In più di solito i centri commerciali presentano per la maggior parte grandi catene con prodotti acquistabili anche online, cosa che spinge i possibili clienti a optare anche per il canale web. Per capire l’entità del fenomeno, basti pensare che è nato un sito specializzato per censirli, www.deadmalls.com. Ma non si tratta di crisi economica perchè sappiamo che l’America, felice eccezione mondiale, ha una crescita vigorosa, un mercato del lavoro che tira e consumi in ripresa. Si tratta piuttosto di un cambio di esigenze dei clienti, dettato da cause economico-sociali che non sono esclusivo appannaggio degli USA.

Cosa succede in Italia? Sappiamo che quasi sempre ciò che succede in USA dopo poco tempo viene di solito replicato in Europa e in particolare in Italia. La situazione non è tanto differente e ultimamente stiamo assistendo anche all’impiego di ammortizzatori sociali per catene del calibro di Auchan, Carrefour, Mediaworld e Simply.

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Il vantaggio di avere tutti i negozi inclusi supermercati in un unico punto sta passando in secondo piano e la gente ha voglia di riappropriarsi dello shopping per le strade delle belle città italiane. Con un nuovo compagno di shopping ora, RobinGoods, in grado di far risparmiare tempo e di accedere ai prodotti più esclusivi.

I beacon come strumento di marketing

I beacon sono lo strumento di comunicazione diretta con dispositivi mobile all’interno di luoghi chiusi. Questi fantomatici beacon sono dei pezzi di hardware a costo molto contenuto, dei piccolissimi ovetti supertecnologici da applicare alla parete o al soffitto.

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I beacon trasmettono qualunque tipologia di messaggio o segnale a smartphone, tablet e pc. Comunicazioni, promozioni, sconti nei negozi, informazioni, prezzi e qualunque altra cosa si possa inviare ad un dispositivo elettronico nelle vicinanze. Utilizzano una connessione Bluetooth a bassissimo consumo quindi ottimi per l’utilizzo a batteria.

Si vocifera di una rivoluzione per i negozi, gli eventi, i sistemi di trasporto, le aziende e le istituzioni didattiche.

Ecco alcuni degli innumerevoli mondi di applicazione  di questo straordinario nuovo e piccolissimo strumento tecnologico.

All’interno dei negozi i pagamenti tramite beacon sono la prima ondata di applicazione. I primi punti vendita stanno adottando i beacon per fornire ai clienti informazioni sui prodotti, vendite flash, offerte, o per accelerare il processo di acquisto.

Dal punto di vista dei consumatori sembrano invece funzionali al miglioramento dell’esperienza di acquisto. Più della metà degli adulti americani già utilizzano i loro dispositivi mobili nei negozi e si suppone che entro breve questo processo arriverà anche in Italia.

Gli unici ostacoli sono attualmente il mantenimento del bluetooth acceso, ed i problemi di privacy e di rilevazione e download dei contenuti dal telefono.

Come si sta preparando Apple a questo nuovo fenomeno?

Apple è tra le prime ad essere entrata nel mercato e sta già sviluppando tutte le tecnologie necessarie (iBeacon). Purtroppo Apple non ha ancora rilasciato alcuna dichiarazione. Sappiamo però che iBeacon di Apple è già predisposto nel sistema operativo mobile iOS7. Infatti già più di 200 milioni di dispositivi iOS possono essere utilizzati come trasmettitori e ricevitori per la nuova tecnologia.

Anche la concorrenza ha deciso di mettere un piede in questo business. In molti, privati ed aziende, stanno sviluppando beacon in grado di inviare messaggi già predisposti per i dispositivi Apple.
A breve assisteremo ad una vera e propria guerra tra le multinazionali in campo tecnologico: PayPal e Qualcomm si stanno attrezzando per sfidare Apple con il proprio servizio beacon.

La guerra è iniziata anche tra le applicazioni: ci si aspettano beacon distribuiti in tutti gli aeroporti e possibili hub di transito terreno in modo che le notifiche sulle partenze e ritardi possano essere comunicate immediatamente direttamente sugli smartphone dei passeggeri.

I beacon sono un utile strumento di marketing ?

I beacon sembrerebbero la soluzione ad ogni problema, soprattutto per i commercianti che necessitano di nuovi strumenti per migliorare le loro vendite off-line, ma noi pensiamo che ci possono essere soluzioni migliori a costo zero.  È vero, i beacon sono precisi, a basso consumo e non troppo costosi,ma sono al momento ancora poco flessibili. I beacon sono dispositivi che salvano un messaggio preimpostato che viene inviato ad intermittenza; un commerciate per informare un passante su tutte le offerte che ha nel proprio negozio dovrebbe comprare tanti beacon quanti sono i suoi capi, e ogni beacon comunque  ha un costo medio di 30€.

Noi di RobinGoods pensiamo che la soluzione sia una semplice app per il passante e un sito per i commercianti, che permette a queste due tipologie di utenti di mettersi in comunicazione come se si mandassero messaggi istantanei, utlizzando le tecnologie gratutite già esistenti come il 3g e la geolocalizzazione.

Nel quartiere Isola di Milano si respira aria d’innovazione

Zona storica e tipica di Milano che ha visto un importante intervento di riqualificazione con la vicina Cittadella della Moda e l’ultra moderna torre Unicredit, l’edificio più alto d’Italia. L’atmosfera bohémien del quartiere Isola di Milano è davvero caratteristica e le dà un giusto equilibrio tra tradizione e innovazione

Di certo l’Isola è un luogo che seduce. Chi ci ha vissuto lo ricorda con nostalgia e chi ci viene ad abitare ne rimane avvinto dal fascino discreto di questo paese nella città dove il passato si confonde con il suo futuro.
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LUOGHI DI ATTRAZIONE NELLE VICINANZE
Teatri, trattorie sempre aperte, bar e locali. Di giorno ci si siede all’aperto per mangiare qualcosa e bere un buon bicchiere di vino. La sera si passa di bar in bar incontrando gente, artisti, studenti e creativi.
A pochi passi dagli appartamenti ci sono locali famosi come il Blue Note, l’Alcatraz, il Deus Cafè, il Frida e il Teatro Verdi.
Nelle immediate vicinanze ci sono alcuni negozi vintage e molti ristoranti, ma anche supermercati e un caratteristico mercato rionale.

Questo quartiere dunque è un punto di incontro dove passato e futuro non sono contrapposti ma sembrano fusi l’uno nell’altro in un mix che rende questo posto aperto a quell’innovazione che facilita la vita reale. Proprio come RobinGoods che, tramite l’innovazione tecnologica, cerca di dare nuova linfa allo shopping reale.

I colori della prossima estate 2015

Ogni anno, la domanda è sempre la stessa: quali saranno i colori della prossima estate 2015 che vedremo sulle spiagge?

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L’estate 2015 sembra vedere come protagonista sicuramente il rosso corallo. Segue nella lista dei colori dell’estate 2015 il bianco, grande classico dell’estate grazie al contrasto d’effetto con l’abbronzatura sulla pelle.

Gli altri protagonisti saranno l’arancione e le sue gradazioni e sicuramente il rosa lampone che trionferà su labbra golose e sensuali. Ed infine, non si può sicuramente tralasciare  giallo, dal lemon zest al mostarda.

Chi sarà il trionfatore assoluto ? Ne parleremo a settembre, al ritorno dalle vacanze.

Il progetto “Expo Friends”, lo shopping internazionale

L’Expo porterà dei benefici ai commercianti Milanesi? Di certo avranno l’opportunità di farsi notare grazie all’iniziativa EXPO FRIENDS.

Confcommercio ha firmato con Expo 2015 spa la convenzione “Progetto Expo Friends”, che vede gli esercizi commerciali e i pubblici esercizi protagonisti di Expo Milano 2015 nel “vestire” Milano città metropolitana per l’evento e nell’accogliere i cittadini e i 20 milioni di visitatori previsti nei sei mesi dell’Esposizione Universale.
La convenzione consente agli esercizi commerciali e ai pubblici esercizi aderenti al “Progetto Expo Friends” l’uso gratuito del logo “Expo Friends Milano 2015” di proprietà di Expo 2015 appositamente creato per il “Progetto Expo Friends”.

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Promuovere e impegnarsi alla realizzazione del progetto Expo Friends significa proporre una nuova immagine di ospitalità del territorio e contribuire a far crescere, anche in chiave dopo-Expo la “destinazione Milano”. Sarà il vero lascito dell’Esposizione Universale sul territorio, che avrà ricadute immediate sia durante l’evento che dopo, e consentirà a Milano di affermarsi sempre più “meta turistica internazionale”.
Il “Progetto Expo Friends” è riservato alle imprese associate a Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza e mette a disposizione gratuitamente un “pacchetto accoglienza”.

Per le imprese non ancora associate che desiderano aderire ad Expo Friends, Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza ha ideato una speciale campagna di adesione: per conoscere i dettagli, rivolgersi al Punto di Accoglienza oppure all’Associazione di Categoria o Territoriale di riferimento.
Non possono aderire ad Expo Friends tutti gli esercizi commerciali e/o pubblici monomarca concorrenti in categorie merceologiche concesse in esclusiva ai Partner di Expo 2015; sono esclusi anche gli alberghi (mentre sono ammessi i ristoranti di alberghi aperti al pubblico con entrata separata).
Una persona ben accolta può sempre trasformarsi in un cliente.

Il modo di fare shopping sta cambiando

nullBuongiorno a tutti , è con grande piacere che oggi pubblichiamo il nostro primo aritolo. L’obiettivo di questo Blog è quello di collegare tutti gli amanti dello shopping e di informare su tutti gli eventi e offerte delle più importanti città italiane . Inoltre tratteremo tematiche anche riguardanti l’innovazione tecnologia di questo settore.

Oggi vi presentiamo un articolo tratto da Wired, riguardante l’utilizzo delle nuove tecnologie mentre si fa shopping, benvenuti e buona lettura a tutti

Parlare di meno per comprare di più. Sembra questa l’ultima fotografia delle abitudini di shopping degli italiani secondo la nuova edizione di Connected Commerce, la ricerca di DigitasLBi condotta in 17 Paesi tra cui il nostro. I dati parlano chiaro: non solo ci piace fare ricerche online prima di acquistare in negozio (lo fa l’86% degli intervistati) o andare in Rete per leggere la recensione di un prodotto prima di prenderlo dallo scaffale (abitudine nel 67% dei casi). Il 73,5% degli italiani ha dichiarato di preferire i commessi dotati di tablet, che anziché perdere tempo in chiacchiere personali sono in grado di mostrare pixel su pixel tutte le possibilità che il magazzino offre (a prescindere da quello che è esposto) e trovare nuove ispirazioni d’acquisto.
Con 4,8 device elettronici a testa (in media), è inutile ricordare come la tecnologia abbia cambiato il modo di fare shopping. Un trend per cui l’Italia non fa eccezione. Computer fisso e portatile sono preferiti sia per fare ricerche sui prodotti (nel 71% e 74% dei casi) sia per portare a termine gli acquisti (rispettivamente 36% e 46%). Quello che stenta a decollare è il pagamento mobile.
Secondo gli analisti il 2015 potrebbe essere l’anno della svolta e ancora una volta a segnare il passo sarebbe un prodotto Apple. Così come l’Apple Watch nel mercato dei wearable – ci si aspetta che lo smartwatch made in Cupertino spinga tutta l’industria della tecnologia indossabile – la piattaforma Apple Pay dovrebbe fare lo stesso nel settore dei pagamenti online. Un auspicio più che altro, considerato che ad oggi solo il 10% degli italiani dichiara di aver utilizzato il cellulare per pagare in negozio. Nonostante l’interesse anche di molte startup dell’ambito fintech verso forme alternative di pagamento, la carta di credito rimane la soluzione più utilizzata come alternativa al contante.
Poi rimane la questione del prezzo. Bene usare sensori beacon o tecnologie affini, dice il 62% degli intervistati, se ciò vuol dire offerte personalizzate quando entro in negozio. Il 66% vorrebbe una carta di fidelizzazione digitale, accessibile su smartphone. Ma soprattutto, prima di comprare, il 78% ha detto di controllare se l’articolo è disponibile online a un prezzo più conveniente. E magari esce dal negozio a mani vuote. Un trend già codificato con il nome di showrooming, che cambia il ruolo dello store brick&mortar: da spazio fisico a ponte verso l’esperienza di shopping virtuale.